13.I.2005 – MADE IN
“Non è giusto nè
accettabile apporre il marchio made in Italy, che è il vero patrimonio da difendere, su capi che
solo in minima parte sono stati prodotti in Italia”. Lo dice Carla Falleri,
delle omonima confezione in pelle a San Miniato Basso,
che espone giubbotti e shearling negli spazi “l’altro
uomo” alla Forzezza da Basso in Firenze. Dà voce a
quello che tutti pensano: occorre che l’Unione europea introduca regole in
materia di etichettatura che consentano la tracciabilità dei prodotti commercializzati, sia importati
che prodotti dall’Unione.
Il consumatore sa quel che vuole, ma l’informazione
non è corretta.